Jisei no ku – Poesia della morte*

poche parole
con la katana in mano
scriverò la mia

ichibyoshi**
sbocciano nella neve
fiori d’inverno

salda la mano
poche le sbavature
di rosso vivo

una soltanto
la neve assaggiandola
non ha sapore

già primavera
disciolto ogni ricordo
della mia poesia

gocce sull’erba
come tutte le cose
me ne vado anch’io

~ © Arashisei ~

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7 thoughts on “Jisei no ku – Poesia della morte*

  1. Arashisei ha detto:

    * Jisei no ku, la poesia in punto di morte (Jisei significa dire l’ultima parola della vita, ku si riferisce al momento poetico) è un’usanza che risale al Giappone feudale del periodo a cavallo tra il 15° e il 16° secolo, Sengoku Jidai, l’età del paese in guerra. In quest’epoca di scontri il samurai non poteva sapere se il giorno seguente sarebbe stato ancora in vita, così molti scrivevano in anticipo i loro ultimi versi. La forma era in genere quella del tanka, più raramente quella dell’haiku o il renga.

  2. Arashisei ha detto:

    ** Ichibyoshi è un’espressione intraducibile che potremmo parafrasare con “in un respiro” ma esprime un concetto più complesso profondamente radicato nello spirito marziale giapponese. E’ una questione di tempi e disposizione d’animo nel portare un attacco, citando Miyamoto Musashi (Go Rin no Sho, “Il libro dei cinque anelli”): “Quando la distanza per colpire è la più opportuna, colpire repentinamente, in un respiro, senza fare alcun movimento preliminare. Ciò viene chiamato ichibyoshi. L’avversario può essere sul punto di attaccare o di schivare: mentre esita, portare l’attacco. Praticare con attenzione ed imparare a controllarsi fino a che non si manifesti l‘opportunità: a questo dovrebbe portare l’allenamento. “

  3. Eufemia ha detto:

    Caro Andrea
    hai scritto una poesia immensa, l’ho riletta tantissime volte e temo quasi di usare parole inappropriate ed incomplete per descriverne la bellezza, profonda e violenta che si insinua nel cuore.
    Poche parole, poiché non serve celebrare il dolore, nella consapevolezza di non conoscere il proprio destino; il secondo ku (lo chiamerò così il verso d’ora in avanti)

    ichibyoshi**
    sbocciano nella neve
    fiori d’inverno

    è intriso di malinconia, c’è un uso sapiente di aware, quanto rimpianto per quei fiori che forse saranno una immagine fluttuante nella mente!

    Nei versi che seguono

    salda la mano
    poche le sbavature
    di rosso vivo

    una soltanto
    la neve assaggiandola
    non ha sapore

    contrapponi il colore rosso del sangue e della morte con quello bianco della neve, una netta contrapposizione tra candore e violenza, tra speranza e fato avverso.

    Infine la consapevolezza che ogni ricordo sarà destinato a sciogliersi come neve in primavera (già primavera
    disciolto ogni ricordo)

    e sull’erba rimarranno solo lacrime (gocce sull’erba) destinate a scomparire così come quell’uomo che non sa se farà ritorno alla vita.

    Struggente questa tua poesia , la tua piu’ bella che abbia mai letto Andrea.
    Un grande abbraccio
    Eufemia

  4. verdefronda ha detto:

    Molto forte ed incisiva pur in una certa dolcezza
    Un caro saluto
    Giorgio

  5. luciagriffo ha detto:

    Percepire la fine; andando oltre la vita…versi malinconici di una bellezza rara!

    “sera:
    tra i fiori che si spengono
    rintocchi di campana”
    (Matsuo Bashõ)

    Un caro saluto, Lucia

  6. […] (keiryu ispirato al renraku 連絡 di Arashisei che potete leggere qua) […]

  7. […] (keiryū ispirato al renraku 連絡 di Arashisei che potete leggere qua) […]

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