Keiryu #3

Non son miei questi versi,
prese in prestito le parole
con indulgenza le scrivo –
viviamo, in tacito equilibrio
tra ciò ch’è dato e ciò ch’è reso.

~ © Arashisei ~

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4 thoughts on “Keiryu #3

  1. luciagriffo ha detto:

    Difficile dare un commento obbiettivo a questi bellissimi versi; perchè li sento molto vicini al mio pensiero!
    Un caro saluto a te!
    Lucia

  2. Eufemia ha detto:

    Caro Andrea
    come ti ho detto a voce sabato scorso, trovo questo keiryu di una bellezza profonda, è qualcosa che ti appartiene e dunque mi pare persino una intrusione provare a commentare.
    Posso solo provare a dirti questo:
    io stessa a volte ho come l’impressione che cio’ che scrivo non sia mio ma che nasca da qualcosa di “supremo” che è in me, parole che vanno fluendo come acqua di fiume e che scivolano lievi, nella mia memoria. Con sguardo disincantato provo a farle mie ponendole su carta. Questo mi fa giungere alla splendida chiusa del keiryu: la vita è equilibrio tra opposti, tra i doni che vengono da lontano (come le parole che per alcuni di noi sono davvero dei doni supremi e che noi “poeti moderni” cerchiamo di fare nostri) e che con la poesia, tentiamo di restituire ad altri, attraverso il nostro sentire.
    Non so se quello che ho scritto possieda una briciola di verità, quanto meno ci ho provato 😀
    Un grande ed affettuoso abbraccio
    Eufemia

  3. Rosemary3 ha detto:

    Posso soltanto aggiungere che sono versi di straordinaria bellezza…
    Ros

  4. Arashisei ha detto:

    Nel momento in cui vengono letti, pensieri e versi perdono quel forte connotato di appartenenza che li caratterizza agli occhi di chi scrive nel momento in cui questi li pone su carta, e divengono un patrimonio comune col lettore. Le stesse parole impiegate per trasmetterli non sono che prese in prestito da altri che ci hanno preceduto, ai quali a loro volta non appartenevano. Questa la riflessione di fondo da cui prende le mosse il keiryu.

    Un sincero ringraziamento per i sempre sentiti commenti, e per esservi lasciate trasportare da questo invito ad una riflessione in cui credo si imbatta, prima o poi, chiunque abbia mai preso in mano una penna.

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