Perchè Haiku

Cos’è un haiku?

Non è una poesia vera e propria, non è un aforisma, non è un detto; è una goccia d’acqua, che raccoglie in diciassette sillabe un’emozione, raffinata come raffinata è la semplicità, un componimento dell’anima. E’ una poesia di concentrazione, in cui tante parole non servono. Vi ritroviamo infatti quel minimalismo zen che invita a liberarsi delle sovrastrutture, delle parole superflue, di tutti i concetti che assieme si affollano intorno ad un’esperienza, e in cui inconsapevolmente tendiamo ad identificarci. Diciassette sillabe ripartite in tre metri, secondo lo schema 5-7-5 , in un vero e proprio poema in tre versi, o meglio ku (lett. “momenti”, intesi come unità di espressione e significato, che dal verso occidentale differiscono per natura e caratteristiche).

nel vecchio stagno
una rana si tuffa –
rumore d’acqua

Matsuo Bashō
(Ueno, 1644 – Ōsaka, 1694)

Alcuni autori di haiku, specialmente di lingua anglosassone, trovano lo schema metrico della tradizione troppo costrittivo, preferendo così comporre haiku in versi liberi. Altri ancora hanno scelto di adottare il limite dello schema 5-7-5 , con qualche deroga rispetto alla sillabazione ortografica, purchè entro i limiti che i fenomeni metrici consentono. Questa scelta pur nel rispetto della tradizione apre nuove strade alla poetica haiku, in un’ ottica moderna e con l’ambizione, piuttosto che rompere con la tradizione in cui l’haiku è nato, di conciliare le suggestioni, le sonorità e i silenzi caratteristici dell’haiku giapponese con una lingua, la nostra, che giapponese non è, senza per questo stravolgerlo. Il Manifesto Italiano della Poetica Haiku redatto da Cascina Mcondo accetta inoltre l’idea che un autore di haiku possa liberamente scegliere di utilizzare il conteggio grammaticale come il conteggio metrico delle sillabe, spostando così la “trasgressione” verso la  tradizione della nostra lingua italiana, che in poesia consente solo il conteggio metrico, ampliando “le possibilità e lo spazio sillabico entro cui l’haiku si muove...”. Che si componga con criterio ortografico o metrico non è poi così importante; ciò che importa è che l’atmosfera creata dall’haiku sia, come scrive Pietro Tartamella, “pregnante, netta, lucida, viva.”

All’interno dell’haiku, tradizionalmente nell’ultimo verso, si trova il cosiddetto kigo (lett. “stagione”), un richiamo alla stagione in cui l’opera veniva scritta o alla quale essa faceva riferimento.  Una sua più recente accezione prende il nome di piccolo kigo, di nuovo un riferimento temporle che segue lo stesso principio del kigo, ma su scala contratta, con un richiamo al momento della giornata.
Il riferimento può essere diretto come anche indiretto o mediato. Riprendendo lo splendido haiku di Basho già citato possiamo osservare come la stagione venga tratteggiata in maniera indiretta ma molto efficace attraverso un’immagine figurata: la rana che si tuffa nelle acque dello stagno evoca immediatamente la primavera, periodo in cui affolla stagni e acquitrini, e il suo insistente gracidare si impone sugli altri rumori della natura.
Riprendendo il pensiero dello stesso Basho, un haiku “coglie nella sua essenza ciò che semplicemente accade qui e ora”. Sono proprio questi, il “qui” e l’  “ora”, gli elementi importanti di un haiku. Un “luogo” e un “tempo” dunque, sono queste due informazioni circostanziate che  vestono l’Haiku di concretezza, e questa era probabilmente la finalità originale del Kigo, di stabilire una connessione, un ponte, tra la dimensione atemporale del verso scritto e il momento presente sperimentato dall’autore. Quando l’haiku non contiene kigo si trasforma in un senryu, che ha un’uguale struttura metrica, ma non contiene alcun riferimento temporale o spaziale.
L’haiku, di norma, non ha titolo, è un poema compiuto, la cui comprensione e bellezza non necessitano di ulteriori aggiunte ai tre versi che lo compongono. Per motivi di classificazione puramente pratici si usa dare per titolo a un haiku il primo verso dello stesso.

All’origine i contenuti dell’Haiku erano i sentimenti e le emozioni del poeta nei confronti della natura, oggi si scrivono Haiku il cui contenuto spazia in ogni aspetto della vita.

“Gli haijin colgono in diciassette sillabe un battito della vita dell’universo” (Elena Dal Pra, Haiku – Il fiore della poesia giapponese da Basho all’Ottocento, Mondadori, Milano, 1998)

Perchè dunque haiku?

“Cimentarsi con gli Haiku significa osservare il mondo con occhio attento. […] Ci spinge a “guardare” e soprattutto a “cogliere” l’essenza di un accadimento di cui siamo testimoni, la sostanza di una esperienza, il centro di una emozione. Una grande scuola di vita e di riflessione.” – Pietro Tartamella

Vi sono situazioni in cui il mondo si rivela all’osservatore nella sua natura più vera, il nebuloso velo che appanna di norma lo sguardo si solleva, ed egli riesce a vedere finalmente con chiarezza. A volte sono solo attimi, e gli scenari che si aprono alla percezione così vasti, che comprenderli sembra impresa impossibile. Un solo momento, e son già perduti. L’Haijin, il poeta di haiku, riesce a cogliere i vapori di questa esperienza e a condensarli fino a renderne la vera essenza in un’unica goccia cristallina, così che questa possa essere poi condivisa, e a sua volta aprire alla comprensione. Vediamo dunque che l’haiku non si esaurisce nel concetto espresso dalle parole, che anzi è punto di partenza per infinite riflessioni, emanazioni di quell’essenza catturata e suggerita in quei tre ku. Queste sono tante quante le sfumature dell’esperienza rivelatasi al sentire del poeta, e spesso per sua sorpresa anche più. Citando un’amica, scrittrice e haijin, Eufemia Griffo, “E’ come quando si osserva un magnifico dipinto di un famoso pittore, e si entra in una sorta di comunione spirituale con la  mano e la mente dell’artista.”. E’ proprio l’instaurarsi di questa comunione, fatta di suggestioni, di condivisione del pensiero, del rapportarsi col proprio simile, che rende tanto affascinante la lettura, così come il componimento, di un haiku.

Andrea Festa

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One thought on “Perchè Haiku

  1. HAIKU – Rana

    Cra cra di rana
    il gran silenzio spezza
    fremito d’acqua

    Salvatore Armando Santoro
    (Donnas 11.6.2018 – 13,48)

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