Hana, quando un haiku non basta

Il Kokoro no hana è pura emozione. Piantato il seme dell’anima nel terreno della poesia, questi diverrà uno splendido fiore, simbolo dell’amore immune al lento ed inesorabile scorrere delle lancette sul quadrante della vita. – Luca Cenisi

Kokoro no Hana (lett. “Fiore dello Spirito”) o, più semplicemente, Hana, è un componimento poetico nato, riprendendo il pensiero del teorizzatore e fondatore del genere, Luca Cenisi, “dall’esigenza di coniugare poesia tradizionale in versi liberi e profondità spirituale propria dello haiku e del senryu”, sposando l’estrema libertà espressiva garantita al poeta dalla prima e la brevità ed incisività, sia formale che concettuale, della seconda.

A volte un haiku è semplicemente troppo poco per descrivere a pieno l’istante, l’esperienza, la suggestione vissute dal poeta, e anzichè limitarsi a suggerire le tante possibili vie questi desidera prender per mano l’interlocutore, accompagnarlo proprio lungo quei sentieri che hanno caratterizzato l’esperienza del suo sentire; una volta intrapresa la via percorsa dal poeta starà al lettore compiere il proprio viaggio personale. Nelle occasioni in cui forte sorge questo impulso conviene dunque sviluppare parte dell’essenza racchiusa nell’haiku, quella più cara all’haijin, attorno all’haiku stesso; o viceversa contestualizzarlo nell’esperienza vissuta dal poeta…considerare cioè, oltre al fiore, il suo terreno. Gli haiku o i senryu inseriti nel contesto poetico dello hana prendono infatti il nome di tane, vale a dire “semi”, e simboleggiano “il seme delle emozioni piantato dallo haijin nel terreno della poesia”, rappresentato dai versi liberi detti appunto tsuchi, ovvero “terreno”…un seme destinato a crescere, e a divenire fiore, lo hana.

I versi liberi possono precedere o seguire il tane, che può non essere il solo seme piantato nello tsuchi.

“Qualora il/i tane sia/siano collocato/i tra due strofe in versi liberi all’interno del componimento poetico, si avrà la forma classica di Kokoro no hana.

Qualora il tane sia posto quale apertura dello Hana e, dunque, non sia preceduto da alcun verso, si avrà la particolare forma di Kokoro no hana denominata yoake no hana o “fiore dell’alba”. Nel yoake no hana, il tane rappresenta il seme illuminato dall’alba di un nuovo giorno, alba che invade il terreno in cui è piantato (tsuchi) e che preannuncia il suo imminente sbocciare.

Qualora, al contrario, il tane si trovi al termine dello Hana e, dunque, non sia seguito da alcun verso, si avrà il c.d. nitibotu no hana o “fiore del tramonto”. Qui il tane rappresenta il seme illuminato dalla luce del tramonto, silenzioso messaggero della notte che, con le sue fauci d’ombra, inghiotte lentamente ma inesorabilmente il terreno (tsuchi) in cui il tane stesso è stato piantato.

Qualora vi siano uno o più tane inseriti tra due strofe a versi liberi unitamente ad un tane posto all’inizio o al termine del componimento, si avrà la forma c.d. mista di Kokoro no hana.

Qualora vi siano due tane, rispettivamente collocati all’inizio e al termine dello Hana, avremo il c.d. kagami. Nel contesto del kagami, i due tane simboleggiano l’alba della vita, quando l’uomo s’affaccia per la prima volta a questo mondo con occhi innocenti e, quale suo inesorabile speculare, il crepuscolo, il termine della sua esistenza, segnato dalla consapevolezza e dalla disillusione.

Qualora vi siano uno o più tane inseriti tra due strofe all’interno del componimento, unitamente a due tane rispettivamente posti all’inizio e al termine dello stesso, si avrà la particolare forma di Hana denominata siteki na wa o “cerchio della poesia”. In questa particolare forma i tane presenti nella poesia scandiscono con vigore l’inizio, lo sviluppo e la fine della stessa, di fatto rappresentando il ciclo esistenziale dell’uomo, caratterizzato dalla sua nascita, dal suo sviluppo e maturazione e, infine, dalla morte.” – Luca Cenisi

Qualunque sia la declinazione assunta dallo hana rimane sempre intensamente presente l’intenzione di porre in risalto “un messaggio profondo dell’anima, rappresentato dai tane attraverso la loro collocazione all’interno di una struttura lirica più ampia”. Va osservato, come lo stesso fondatore del genere tiene a sottolineare, che la struttura in versi liberi dello tsuchi non è da considerarsi una mera cornice. Essa costituisce anzi una parte viva e vitale dello hana, che si lega ai tane in modo coerente, e forma con essi un momento lirico omogeneo che “oltre a consentire al lettore di cogliere il messaggio emozionale proprio degli haiku e dei senryu ivi inseriti, è a sua volta completamento e rafforzamento di quello stesso messaggio”.

La condizione imprescindibile affinchè possa sbocciare un Kokoro no Hana è il desiderio di esprimere uno stato d’animo o un’emozione profonda. Il concretizzarsi di questo desiderio darà vita a un raro fiore immune all’inesorabile scorrere del tempo e delle vicende umane.

Fonti: http://www.lucacenisi.it

~

E’ l’ombra che sfiora ogni curva
la luce di una candela

il profumo di una fiamma
che annega nella cera calda,
lo porta un respiro

e tiepido sussurra alla pelle
promesse che lei sola può udire:

vivon dei sensi
i sospiri nel buio
senza parole

E’ un soffio ovattato
e l’ultimo vivido scorcio
di te che inviti la notte

~ © Arashisei ~
5/11/2011

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3 thoughts on “Hana, quando un haiku non basta

  1. eufemiaeufemia ha detto:

    wowwwwwwwww andrea!
    mi stampo questo articolo che trovo davvero interessante, lo devo assolutamente rileggere ed interiorizzare. Molto molto interessante.
    Grazie mille per quanto hai riportato

    • Arashisei ha detto:

      Ti ringrazio Eufemia, è sempre un piacere, ma in realtà di mio c’è ben poco, per lo più mi son limitato a riportare il pensiero di Luca Cenisi. Devo però dire che mi trovo in forte sintonia con questo modo di fare poesia, che sento come complementare all’haiku, non antagonista, e anzi secondo me va proprio riempire quel vuoto espressivo che in alcuni casi l’haiku da solo non basta a colmare. Questa è per ora l’unica mia interpretazione personale dello Hana.

  2. papagena49 ha detto:

    Non sono per niente esperta di haiku e senryu, ma mi viene proprio voglia di provare con lo hana dopo aver letto questo articolo perché credo che mi sia congeniale. Mette insieme la sintesi estrema dell’haiku con il desiderio di introdurre, completare arricchire e così via. Non ho capito se ci sono delle regole sulla lunghezza delle strofe in versi liberi; andrò magari a consultare il sito di Luca Cenisi.
    Articolo comunque molto chiaro e ricco.

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